Sport

Sinner-Djokovic in semifinale a Wimbledon: il rapporto complesso tra i due e la sfida allo specchio, torna l'eterno confronto

Sinner-Djokovic in semifinale a Wimbledon: il rapporto complesso tra i due e la sfida allo specchio, torna l'eterno confronto

Ancora una volta, come è giusto che sia. Jannik Sinner un po’ si scioglie, quando gli chiediamo di Novak Djokovic. «Il primo incontro fu a Montecarlo, dove mi avevano portato per allenarmi. Abbiamo fatto una foto, io avevo una felpa blu e i capelli lunghi. In quel momento era per me irraggiungibile. Sono realista e ho pensato: non arriverò mai al suo livello». Sorride, come succede spesso quando emergono i ricordi da bambino.

Era l’apparizione del campione, di tutto quello che il ragazzo rosso di allora sognava di essere, ma non immaginava che fosse possibile. «La prima volta che ci ho giocato contro, sempre a Montecarlo, prima della partita ero solo felice di esserci, speravo di vincere almeno un game. Quando è arrivata la prima vittoria contro di lui è stata un’esperienza surreale». Noi ci ricordiamo la seconda, perché fu lo spartiacque della vita del nostro numero uno del mondo. Malaga, novembre 2023. Semifinali di Coppa Davis. Tre match point per il Mostro, 0-40 servizio Sinner. La solita storia, pensiamo tutti, l’uomo più forte di sempre nei momenti decisivi, e anche in quelli non decisivi, ha trovato il modo per vincere, per sopravvivere ancora una volta. Invece no. Nel giro di un minuto, tutto cambia. Jannik si ribella al suo destino, annulla i tre match point, poi strappa il servizio a un incredulo Novak. Il mondo all’incontrario, ma non nel senso di Vannacci. Come frutto da quel seme insperato arriverà anche la vittoria del gennaio seguente in semifinale a Melbourne, viatico al primo Slam dell’italiano.

«Anche quando ero in serie positiva contro di lui, prima della sconfitta agli Australian Open di quest’anno, ho sempre pensato che con lui è possibile perdere. È bello vedere come si allena, come cura il suo corpo, la sua motivazione. È ancora qui che dà il 100%, che prova a vincere il suo venticinquesimo Slam. È bello averlo qui».

Prima o poi qualcuno scriverà un libro sulla complessa relazione tra Djokovic e Sinner, maestro e allievo prima, legati da una stima e rispetto reciproci che almeno in apparenza sembrano più forti dell’acido corrosivo versato dal campione serbo con le sue dichiarazioni sulla vicenda del Clostebol. Lo si capisce dal modo in cui Jannik parla dell’uomo sul quale ha plasmato il suo tennis e il modo di viverlo. In Jannik, quel sentimento antico di ammirazione resiste alle incomprensioni, chiamiamole così.

Le partite si decidono spesso prima della fine. A decidere il quarto di finale più bello e combattuto del torneo è stato il modo sanguinoso con il quale Felix Auger Aliassime perde il primo set, trasformando la sua partita nell’ennesima rincorsa coraggiosa e vana. Il canadese sembra che ci sia da una vita ma ha solo 26 anni, e vive ancora in quel limbo in cui non sei carne da fenomeno ma neppure pesce mediocre. Sta lì, in alto, uguale a sé stesso come il Monte Cervino, sempre scalabile nei momenti che definiscono una carriera, lodevole per lo sforzo ma incapace di trovare quella ferocia agonistica necessaria a rompere la barriera e divenire campione. Materiale che Djokovic possiede in quantità industriale, come anche Jannik e Flavio Cobolli, se consentito. Proprio per questo il quinto set della sfida con Auger, per quanto incerto, ha portato con sé un senso di ineluttabilità, una sorte già compiuta per il canadese.

Sarà nuovamente Novak contro Jannik. Come è sempre accaduto a ogni tornante decisivo della vita del numero uno del mondo, compresa la semifinale dell’anno scorso qui a Wimbledon. Ma questo Djokovic provato da cinque set durissimi, con le gambe sempre più sottili, questo campione irripetibile ma ormai visibilmente agguantato dal tempo che passa, potrà giocare quel tennis di potenza che ha sconfitto Sinner in Australia? Secondo noi, è molto difficile. Ma è comunque Novak Djokovic, il più grande di sempre che è morto e risorto all’incirca un migliaio di volte. Quindi, maneggiare con cura.

8 lug 2026 | 07:16

Potresti esserti perso