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Come Sinner ha rivoluzionato il servizio: a Wimbledon già 97 ace, battuto il record dell'anno del trionfo

Come Sinner ha rivoluzionato il servizio: a Wimbledon già 97 ace, battuto il record dell'anno del trionfo

Bravino eh, ma un po’ troppo prevedibile, diceva di lui Novak Djokovic (che venerdì ritroverà in semifinale) dietro le quinte dell’All England Club nel lontano 2022, dopo avergli rimontato due set nei quarti: battuta monocorde, poche variazioni.

Stessa erba, stesso fiume. Quattro anni dopo, Jannik Sinner è un altro giocatore. Il servizio, soprattutto in questi giorni di dritto ballerino, è diventato l’architrave del sinnerismo. Ieri ha risolto un piccolo rebus chiamato Jan-Lennard Struff, classe 1990, tedesco della Renania, la pensione a fine stagione come capolinea di una carriera dignitosa: un titolo Atp sulla terra di casa, la soglia dei top 20 (n. 21) come personalissimo soffitto di cristallo. In Church Road però, in un martedì di caldo in cui gli inglesi hanno stappato più crema solare che champagne, l’uomo all’ultimo urrah ha incrociato il ragazzo in missione. Ne è scaturito un match di tennis essenziale, a tratti anoressico; furibondo quando partiva lo scambio, per ampi tratti spelacchiato come questi campi che sognano una botta di umidità. Esattamente quel «match molto diverso» che il migliore aveva pronosticato appena risolta la sciarada Mochizuki, il leggiadro volleatore agli antipodi dalla siderurgica produzione di Struff.

Vinto il primo set con un break all’undicesimo game (7-5), Jannik nel secondo ha accettato di farsi trascinare in zona Sinner, cioè al tie break, dove la sua superiorità di battitore è emersa in modo conclamato: tre punti su 7 sono stati servizi vincenti, uno un ace, due le risposte fuori misura del tedesco, incapace di contenere una palla che viaggia a 200 km all’ora di media (169 km/h la seconda). Poco, certo, rispetto ai 238 del recordman di velocità del torneo, l’argentino Tirante, o ai 212 medi di Zverev fresco re del Roland Garros. Ma abbiamo imparato che la potenza è niente senza controllo e che il servizio diventa un’arma letale se le percentuali sono spettinate dai tagli: a uscire per aprirsi il campo e affondare il dritto — uno schema ormai collaudato —, in top per far rimbalzare alta la palla sull’erba secca sopra la spalla dell’avversario, al centro — la classica botta piatta — per il punto gratis per eccellenza, l’ace. «Crescere fisicamente, diventare più forte, ha aiutato anche quel colpo — spiega Sinner fiero dei progressi —. Se il corpo ti sostiene, ti senti capace di tutto». 

Il servizio, negli anni, è stato rivoluzionato: «Movimento, tempistica, lancio di palla. Tutto è cambiato. E non si tratta solo della velocità, che è aumentata. È mettere in campo il servizio giusto al momento giusto. Lavorare sulle percentuali mi fa stare più tranquillo anche in risposta. Con i coach abbiamo avuto discussioni importanti sul servizio ma su una cosa eravamo tutti d’accordo: meno quantità, più qualità».

E così, dopo aver anticipato il cambio di piattaforma approfittando dell’eliminazione prematura dal Roland Garros 2023 (cioè della posizione dei piedi: da foot back a foot up, avvicinandoli nel movimento), strada facendo Sinner ha alzato le sue percentuali a Wimbledon. I punti vinti sulla prima: dal 76% del 2022 all’85% dei Championships in corso, dai 5,4 ace a partita ai 20,3 attuali. E se per vincere Wimbledon nel 2025 gli avevano fatto comodo 62 ace, quest’anno è già a quota 97, terzo in classifica dietro gli eliminati Struff (112) e Bublik (104), con il primato personale dei 31 contro Kecmanovic nel drammatico primo turno dilungatosi cinque set. «Ogni giorno va un po’ meglio — sorride — però dalla semifinale va alzato il livello. C’è spazio per migliorare. Posso, devo farlo. Sono tranquillo».

Ha imparato a gestire l’inedito clima londinese e adesso, dopo cinque turni, appare più sereno, come se ogni minuto che passa sentisse di potersi di nuovo fidare del suo corpo. «Se fa caldo come a Parigi? Grazie di avermelo ricordato... Spero non mi succeda la stessa cosa: se sarà così dovremo fare qualche altro cambiamento...». Anche ieri, sul campo uno, ha chiesto un set extra di asciugamani, si è fatto passare spesso dal raccattapalle quello refrigerato da tenere intorno al collo, ha cambiato maglietta con frequenza, svelando un tape color carne che dalla spalla destra gli scendeva giù a centro schiena. Non un Sinner dominator né smagliante, per i noti motivi. Però pragmatico. «Ho 24 anni, faccio quello che amo. A giocare a tennis mi diverto. Più va avanti il torneo, più mi piace». L’erba, fin qui, lo ricambia.

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