Sport

Messi contro Vozinha, l'idolo globale contro la Nonnina: il Mondiale racconta due miti a 39 e 40 anni

Messi contro Vozinha, l'idolo globale contro la Nonnina: il Mondiale racconta due miti a 39 e 40 anni

DAL NOSTRO INVIATO
DALLAS — Sorride, Leo. Anche quando ai controlli dell’aeroporto di Kansas City gli fanno aprire la valigia, come fosse uno qualunque, perché la cannuccia di latta per bere il mate che gli argentini chiamano bombilla fa suonare il metal detector. De Paul, il suo angelo custode in mezzo al campo, lo prende in giro. I momenti bui, quelli delle lacrime in mondovisione, sembrano alle spalle. Anche se papà Jorge continua a non stare bene, infatti negli Usa non si è ancora visto. Ma la vicinanza del gruppo unita ai risultati e all’ambizione di rivincere il Mondiale ha restituito a Messi la serenità e la forza per continuare a credere nell’American Dream. «Dios mi ha dato tutto, ma sono qui per provare ad alzare ancora la Coppa, come quattro anni fa, per far provare di nuovo quella felicità alla nostra gente» ha detto Lionel dopo la vittoria contro l’Austria che è valsa la qualificazione ai sedicesimi, dove oggi alla mezzanotte italiana gli argentini se la vedranno con Capo Verde in un testacoda che sulla carta, ma solo sulla carta, non dovrebbe riservare sorprese.

Da un parte Leo, dall’altra il portiere Vozinha. Storie diverse, carriere diverse, valori diversi, età simili: 39 anni l’argentino, 40 l’africano. Entrambi sono personaggi cult di questo Mondiale: Messi perché è Messi, con i suoi 6 gol in tre partite e tutta la mistica che si porta dietro; l’altro, il cui soprannome significa «Nonnina», perché ha trovato la sua America trascinando i compagni con tre pareggi a una qualificazione ai sedicesimi che nessuno avrebbe pronosticato, conquistando la fama globale e oltre 17 milioni di follower su Instagram, oltre che diversi contratti pubblicitari. Fino a pochi mesi difendeva i pali del Chaves nella seconda divisione portoghese, adesso si ritrova corteggiato da un club brasiliano del valore del Corinthians. Se stanotte riuscisse a fermare sua maestà Messi, davanti a tutto il globo, la lista dei pretendenti potrebbe anche aumentare.

«Abbiamo l’uno per cento di possibilità e il 99 per cento di fede» continuano a ribadire i capoverdiani, mentre il Presidente della Repubblica José Maria Neves si è allargato rilasciando alla BBC una dichiarazione che ha fatto il giro del web: «Credo che possiamo battere l’Argentina per 1-0, giochiamo per vincere». Giusto così: lo spirito deve essere quello, anche se i valori sono nettamente differenti. Il costo della rosa dell’Albiceleste è di oltre 800 milioni di euro, quella di Capo Verde arriva solo a una cinquantina.

«Ma guai a sottovalutarli» avverte Scaloni, il c.t. antidivo che quattro anni fa ha alzato la Coppa e che, pur senza proclami, intende fare lo stesso il 19 di questo mese a New York: oggi per lui è la centesima partita sulla panchina della Nazionale. Il dubbio tattico è sempre lo stesso delle prime partite: chi accanto a Lionel nella coppia d’attacco? L’interista Lautaro Martinez oppure Julian Alvarez dell’Atletico Madrid, ora nel mirino del Barcellona? Per il resto nessuna incertezza, a partire dalla porta, dove il Dibu Martinez continua a giocare col dito della mano destra rotto. «Ma siamo a un Mondiale, il male non si sente» scherza. Si prospetta per lui una serata meno impegnativa rispetto a quella del collega Vozinha, ma non si sa mai. Scaloni però non intende cambiare gerarchie.

Argentina-Capo Verde va in scena a Miami, dove Messi gioca dal 2023, all’Inter di Beckham. La città è piena di latinos. E Leo, che parla sempre e solo spagnolo, si sente a casa. Ha comprato una villa da 10 milioni di euro a Fort Lauderdale, sulla costa, davanti all’oceano. È lì che ha preparato il suo sesto Mondiale. Ed è lì che vuole tornare fra un paio di settimane, con un’altra Coppa in mano.

3 luglio 2026, 07:18 - Aggiornata il 3 luglio 2026 , 07:19

Potresti esserti perso