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Allegria Canada, l'America dal volto umano che vive con entusiasmo una storia da sogno

Allegria Canada, l'America dal volto umano che vive con entusiasmo una storia da sogno

Benvenuti nell’America dal volto umano, o almeno sorridente. Nessun problema di visti, i controlli durano due minuti e non due ore, non c’è tv che non sia accesa sulle partite. Ogni notte a Vancouver una comunità diversa festeggia: lunedì i brasiliani, martedì i messicani, ieri sera gli ospiti svizzeri, che qui hanno battuto gli algerini. Ogni notte i canadesi scendono in strada a festeggiare con chi ha vinto e a consolare chi ha perso. Non potrebbe essere diversamente, perché Vancouver è la città della tolleranza e dell’integrazione. Pulita e organizzata come la Baviera, accogliente e gentile come la Romagna.

Il tassista viene dal Pakistan (e dice con orgoglio che tutti i palloni del Mondiale si fanno nel suo Paese, però il microchip serve a orientarli come vuole la Fifa e mandare avanti Messi, Mbappé e gli americani). Il cameriere dall’Afghanistan, il portiere d’albergo dal Perù, il negozio high tech è gestito da un giapponese, il locale a fianco da una vietnamita, Uber è in mano ai persiani e ai sikh del Punjab. Non si trova un canadese; o, meglio, canadesi, lo sono tutti. Il che sarebbe ovvio in un Paese d’emigrazione, oltretutto affacciato sul Pacifico; ma vi si respira un’atmosfera decisamente diversa da quella dell’America polarizzata di Trump e di Mamdani.

Vancouver è bellissima, l’oceano entra fin quasi nelle case, i laghi i boschi le montagne incombono. Toronto lo è meno, ma ieri era allegra, percorsa dai tifosi che speravano di veder passare Cristiano Ronaldo; dopo la vittoria con i croati, CR7 si è affacciato dall’albergo a salutare.

Qui a Vancouver avrebbe dovuto giocare il Canada. Ma non ha vinto il girone, così è dovuto espatriare negli Stati Uniti. In compenso sono arrivati gli svizzeri e, molto più numerosi, gli algerini. Più patrioti che esperti: la Svizzera ha segnato un gol per tempo, ma al raddoppio un gruppo di algerini ha esultato pensando che fosse il pareggio; poi altri connazionali li hanno avvisati che le squadre avevano cambiato campo. Tutti i tifosi sono stati accolti da un video girato dai nativi della nazione Squamish, che si presentano così: «Siamo gli unici che siamo qui da sempre».

Il Canada non ha cultura calcistica (a differenza del Messico, e come gli Stati Uniti); però per il calcio e per il Mondiale ha un entusiasmo autentico. Chi aveva già il biglietto per vedere il Canada è venuto lo stesso — a piedi, avvolto nella bandiere con la foglia d’acero — nello stadio di Vancouver, che è in pieno centro. Nel frattempo i calciatori sono andati senza far storie a Los Angeles a battere il Sudafrica, e oggi traslocano a Houston per affrontare senza troppe speranze il Marocco.

La squadra del Canada è lo specchio del Paese. Ali Ahmed viene dall’Etiopia, Nico Sigur dalla Croazia, Ismael Koné, il centrocampista del Sassuolo, dalla Costa d’Avorio. Cyle Larin è figlio di una ragazza madre giamaicana, Tani Oluwaseyi è nato in Nigeria, sono nigeriani anche i genitori di Promise David. Il giocatore di maggior talento è Alphonso Davies. Storia da sogno americano: nato nel campo profughi di Buduburam, in Ghana, da genitori fuggiti dalla Liberia dopo lo scoppio della guerra civile, arrivato in Ontario a cinque anni, diventato canadese per giocare in Nazionale. Fenomeno annunciato, nel marzo 2025 si è rotto un ginocchio, e non è ancora tornato lui.

Il più amato è Jonathan David, l’attaccante della Juve: nato a Brooklyn da genitori haitiani, a 26 anni è già il capocannoniere della storia del Canada, con 42 gol. Ma l’eroe del momento è Stephen Eustaquio, nato in Ontario, cresciuto in Portogallo, formatosi in Messico (memorabile la sua prima partita nel Cruz Azul contro il Tijuana: entra dalla panchina, viene espulso ingiustamente, lo riammettono dopo la prova Var, riesce dal campo in barella). Suo il gol al Sudafrica che ha portato il Canada agli ottavi.

Alla fine dell’incontro l’allenatore Jesse Marsh ha tenuto un discorso sobrio: «Siete diventati eroi. Siete entrati nella leggenda. Da domani i ragazzi che giocheranno per strada in tutto il Canada vorranno diventare come voi». Il ct viene dal Wisconsin ed è l’unico allenatore Usa ad aver vinto un campionato europeo, con il Salisburgo, dove lanciò un centravanti di una certa prestanza fisica: Haaland. Marsh è un accanito sostenitore della diversità e dell’integrazione e un grande critico di Trump. Quando il presidente disse che il Canada dovrebbe diventare il cinquantunesimo Stato, rispose: «Da americano lo trovo un discorso inquietante e insultante, mi vergogno dell’arroganza e della mancanza di rispetto che abbiamo dimostrato verso un Paese amico».

In comune con le città Usa, Vancouver ha gli homeless. E purtroppo non sono clochard che hanno fatto una libera scelta. I prezzi delle case sono altissimi, la droga dilaga, un grande centro psichiatrico ha chiuso per fallimento, l’impoverimento dei ceti popolari e ora pure dei ceti medi è arrivato anche qui. Ai maxischermi di Granville Street, la via pedonale, anche loro sbirciano le partite. Poi si distendono a dormire. Sotto il materasso il mattino dopo trovano sempre qualche dollaro.

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