Economia

Ai, perché lo scoppio della bolla può travolgere anche il risparmio Ue: la scommessa (inconsapevole) da 440 miliardi delle famiglie europee sul tech americano

Ai, perché lo scoppio della bolla può travolgere anche il risparmio Ue: la scommessa (inconsapevole) da 440 miliardi delle famiglie europee sul tech americano

Le famiglie europee hanno piazzato, più o meno consapevolmente, una scommessa da 440 miliardi sulle sette principali aziende tecnologiche e sul successo dei loro piani di investimento nell’intelligenza artificiale. Perciò, avvertono quattro economisti della Bce in uno studio pubblicato ieri, «un crollo finanziario dell’AI negli Stati Uniti non rimarrebbe un problema americano», ma diventerebbe presto «una questione di stabilità finanziaria per l’area euro». Che, secondo gli autori dell’analisi, inevitabilmente si presenterà.

Le valutazioni delle azioni americane sono infatti vicine al massimo storico. L’euforia che circonda i titoli legati all’AI — notano gli esperti Bce — ricorda boom precedenti come quello delle ferrovie all’inizio del 19esimo secolo, quello dell’elettricità nel 1920 e quello di internet negli anni ’90. Tutte queste innovazioni avrebbero in effetti cambiato il mondo come, pure, promette di fare l’intelligenza artificiale. E, tuttavia, dopo una fase iniziale di enorme entusiasmo da parte degli investitori, tutte sono egualmente passate per una fase di profonda sfiducia, prima di assestarsi su valori di Borsa in linea con il loro reale impatto economico.

La luna di miele fra il mercato e le aziende dell’Ai dura ormai da quattro anni, durante i quali, per esempio, il colosso dei chip Nvidia ha moltiplicato per 20 la sua capitalizzazione di Borsa. Gli economisti di Francoforte sono però convinti che un cambio di umore sia una questione non di se ma di quando. «Investitori eccessivamente fiduciosi e ottimisti spingono i prezzi oltre i fondamentali», ossia oltre i dati di ricavi e utili, spiegano. «Quando la fiducia eccessiva svanisce, i prezzi possono crollare ancora più bruscamente» rispetto a quanto sarebbe ragionevole per riconciliare valutazioni di Borsa e numeri di bilancio. 

Quando ciò avverrà, però, a soffrirne non saranno solo i listini e gli investitori statunitensi. Da un lato, infatti, i mercati Usa e Ue sono da sempre «fortemente correlati» nei loro andamenti. Dall’altro, calcolano gli economisti Bce, famiglie, assicurazioni e fondi pensioni europei sono esposti nell’insieme per oltre 800 miliardi alle Magnifiche Sette (Mag7) ossia alle azioni di Alphabet (Google), Amazon, Apple, Tesla, Meta, Microsoft e Nvidia. La «scommessa» è perlopiù indiretta, ossia passa tramite fondi di investimento che hanno in portafoglio questi titoli in gran quantità. «Le famiglie dell’area euro, che investono sempre più in Etf a basso costo (fondi che replicano un indice azionario, ndr), hanno un’esposizione di circa 440 miliardi in titoli tecnologici statunitensi, senza essere necessariamente consapevoli del rischio di concentrazione associato» stima l’analisi, secondo cui l’esposizione di assicurazioni e fondi pensione europei è di entità simile. 

In questo modo, il risparmio europeo sta non solo alimentando lo sviluppo tecnologico americano, come già rilevato da Mario Draghi ed Enrico Letta nei rispettivi rapporti. Ma si sta anche esponendo al rischio di un contagio qualora la corsa delle Magnifiche Sette in Borsa dovesse arrestarsi e, anzi, ingranare la retromarcia. Se cioè l’intelligenza artificiale dovesse rivelarsi una bolla finanziaria destinata prima o poi a sgonfiarsi. «Un profondo calo» delle Mag7 «può costringere i fondi a vendere le attività in portafoglio per far fronte ai riscatti», liquidando azioni, bond e altri titoli finanziari in modo indiscriminato. Ciò finirebbe per deprimere ulteriormente le valutazioni di Borsa, spingendo altri investitori a chiedere indietro i soldi. Si potrebbe così innescare un effetto domino sull’intero mercato non solo americano ma - alla luce della menzionata esposizione indiretta di famiglie, assicurazioni e fondi pensione - anche su quello europeo. 

«È per questo che una correzione delle Magnifiche Sette è un problema di stabilità finanziaria per l’area euro», sostengono gli esperti Bce. «Lo scenario più grave non è un calo azionario in sé ma un calo che coincide con una più ampia instabilità del mercato che le istituzioni di governo non sono in grado di placare», avvertono gli economisti. «Diversamente che nel caso della crisi dot-com» degli anni ’90, concludono però, «oggi c’è molto meno margine per tagliare i tassi o per usare le politiche fiscali come strumenti per attutire le ricadute» dello scoppio della bolla dell’intelligenza artificiale. 

18 ago 2026 | 08:21

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