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Sinner, il mistero delle crisi e la mutazione del gene MC1R che influenza i recettori del dolore e del caldo nel cervello: «Ovviamente dovrò fare degli accertamenti»

Sinner, il mistero delle crisi e la mutazione del gene MC1R che influenza i recettori del dolore e del caldo nel cervello: «Ovviamente dovrò fare degli accertamenti»

Si fa presto a dire hybris. Non avrebbe dovuto giocare a Madrid, era meglio saltare Roma. In un team di professionisti, l’ultima parola è sempre del giocatore. Sinner ha deciso di azzerare la transizione tra veloce e terra, atterrando a Montecarlo da Miami. Poi ha voluto sperimentarsi sull’altura della capitale spagnola, la più elevata d’Europa. Dietro l’angolo c’era il Foro Italico: perché rinunciare a un bocconcino prelibato nell’anniversario rotondo del trionfo di Panatta? Gnam. 

Quando si è accesa la spia della riserva, nella notte piovosa della travagliata semifinale con Medvedev, era già troppo tardi. Parigi, o cara, chiamava. E così, carico di 29 match accumulati nell’arco di 71 giorni su due superfici e in due continenti, Jannik è sbarcato al Bois de Boulogne, su una terra diversa dalle altre, e con un format — tre su cinque — che, a volte, patisce.

Vertigini, nausea, calo di energie. Sono parole che gli abbiamo sentito pronunciare spesso, ormai. Troppo. Sembrava che il minimo comun denominatore fosse il caldo sopra i 30°, soprattutto se umido: Rune nel 2025 e Spizzirri in Australia lo scorso gennaio, Alcaraz a Cincinnati, Griekspoor a Shanghai (quelli erano crampi conclamati). 

Ma Roma e Parigi spezzano il sillogismo; e anche a Wimbledon 2024, nei quarti con Medvedev, non era un pomeriggio afoso. Al Foro, dieci giorni fa, ha sofferto le pene dell’inferno in una serata fresca, interrotta dalla pioggia. Ieri al Roland Garros il crollo è arrivato, verticale, a un game dalla vittoria su Cerundolo junior, trasformando in dramma una partita dominata

Suicidio sportivo, lo chiamerebbero gli psicologi dello sport. Cui nessuno, nemmeno un team che di Jannik dovrebbe conoscere ogni atomo, ha saputo porre rimedio. «Pensa positivo» gli ha urlato Vagnozzi sperando di riattivare una testa in deficit di risorse. «Dai Toro!» lo incitava il preparatore atletico con il soprannome che, a quel punto, suonava grottesco. Prevenire il colpo di calore nella canicule, ampiamente annunciata, si poteva e si doveva. Ma le crisi sinneriane appaiono in qualche modo evolute, e sfuggenti a ogni regola.

Non si tratta più di vesciche e dermatite su schiena e gambe. Quelli sono problemi superati, già ai tempi di Zimaglia e Sirola, gli specialisti di Riccardo Piatti. Se c’è dell’altro, Sinner e il comitato di salute pubblica che lo circonda sono impegnati a non dirlo. O forse non lo sanno neppure loro. Farete esami per indagare la natura del malore? Avevamo chiesto a Vagnozzi a Montecarlo, dopo lo svarione con Machac: «Non gli mettiamo tarli nel cervello — la risposta —, ci sono giorni con alti e bassi, è normale che sia così». Ieri Jannik l’ha ammesso: «Ovviamente dovrò fare degli accertamenti». E ha dimostrato la solita classe nel rifiutare ogni alibi. Il caldo c’era anche per Cerundolo, giocare a mezzogiorno dopo un primo turno notturno è un’alternanza fisiologica nella programmazione di un torneo Slam («Lo sapevamo da martedì e ci andava bene» ha confermato Cahill), non c’erano le condizioni di extreme weather per chiedere la chiusura del tetto del centrale che, a differenza di Melbourne, è rimasto aperto. Dire «ho dormito male, mi sono svegliato che non mi sentivo un granché» non basta più a tamponare il problema

Il mondo del tennis si domanda da dove origini il vulnus di Jannik, cosa attivi le crisi, quali neurotrasmettitori della delicata macchina Sinner vadano a ottundere. La relazione tra capelli rossi, carnagione chiara piena di efelidi (fototipo 1) e cambiamenti termici è studiata dalla scienza: la mutazione del gene MC1R influenza nel cervello i recettori del dolore e della temperatura. Ma se protezione solare e cappellino chiaro (con Spizzirri a Melbourne lo indossava nero) non bastano più, come si può aumentare la resistenza di Jannik Sinner, padrone dei due set su tre ma spesso fragile nei tre su cinque?

Si è allenato al caldo di Dubai, in mezzo al deserto di Indian Wells, nella canicola parigina. Il Roland Garros (senza Alcaraz) resta maledetto. E adesso, a differenza di Edith Piaf, rimpiangiamo tutto.

È dedicato a Jannik Sinner il prossimo appuntamento delle Conversazioni del Corriere riservate in esclusiva ai nostri abbonati: «Perché Sinner piace agli italiani?» con Aldo Grasso, Gaia Piccardi, Marco Imarisio che rispondono ai lettori in diretta video. Conduce Maria Serena Natale. Per inviare domande basta collegarsi a questa pagina.
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29 maggio 2026, 06:58 - Aggiornata il 29 maggio 2026 , 15:08

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