Ref Ricerche è stato il primo osservatorio a uscire con la revisione del Pil italiano del 2026 all’1%, ancor prima che il ministro Giancarlo Giorgetti sbandierasse l’upgrading al meeting Teha di Cernobbio. Se non altro per questo riconosciuto motivo, merita considerazione il loro ultimo report che sulle tendenze dell’economia italiana individua, con una certa originalità di mix, tre driver del potenziale sviluppo: intelligenza artificiale, turismo e spesa militare.
Il giudizio da cui lo studio di Ref Ricerche parte è di «discreta tenuta» nella prima metà dell’anno dell’attività economica confermata dai primi riscontri del periodo estivo e che di conseguenza portano a quella previsione del +1% di cui sopra. A condizionare le prospettive, non è certo un mistero, restano il blocco di Hormuz e la quotazione internazionale delle materie prime energetiche. In questo contesto assistiamo però a uno spostamento della domanda: si esaurisce il ciclo delle costruzioni, si chiude il capitolo Pnrr, rallentano le opere pubbliche tradizionali e la spesa pubblica si dirige verso le forniture militari. Non è un cambiamento da poco e sicuramente ancora poco metabolizzato sia dagli osservatori sia dagli operatori.
Spiega Fedele De Novellis, partner di Ref Ricerche, che l’asse della domanda si sposta dunque verso l’industria manifatturiera perché l’indotto della spesa militare registra una crescita degli ordini che arrivano non solo dall’Italia ma anche dagli altri Paesi dell’Europa. È evidente come queste evoluzioni siano figlie delle tendenze geopolitiche riferite in particolare all’evoluzione del conflitto russo-ucraino e alla corsa del Paesi baltici, della Germania e della Polonia a rafforzare le strutture della difesa.
Ma tornando all’industria la spesa militare finisce per spiovere su diversi comparti della nostra metalmeccanica che in qualche maniera si posizionano dentro le filiere strategiche. Un riscontro di queste analisi possiamo trovarlo con una certa facilità nelle cronache economiche che riguardano l’area torinese. Nel giro di qualche settimana abbiamo potuto registrare sia il potenziamento della filiera dei fornitori di Leonardo e sia l’annuncio da parte dell’ex Finmeccanica della creazione tra Caselle e Torino di Edgewing, l’impianto destinato a produrre il caccia di nuova generazione in partnership con inglesi e giapponesi.
Lasciamo stare, almeno in questa sede, come questi annunci sono stati accolti dalla società civile sabauda ma è interessante sottolineare come tra le analisi di Ref e le evidenze sul territorio ci sia concordia.
Un altro comparto manifatturiero segnalato in accelerazione è l’elettronica, dove a tirare il ciclo espansivo sono gli investimenti legati all’introduzione dell’intelligenza artificiale nel funzionamento concreto delle imprese. Si potrà obiettare che l’elettronica nel manifatturiero nostrano alla fine non incide in maniera decisiva ma, secondo Ref, i segnali sono comunque evidenti.
Nella recente assemblea dell’Assolombarda si è parlato di un forte aumento dell’applicazione dell’AI non solo nelle grandi imprese. E il presidente Alvise Biffi ha esposto i vantaggi che possono derivare al sistema italiano e a Milano dall’avvento della Physical Ai che rimette in gioco il manifatturiero e in particolare l’offerta specializzata italiana nel campo dei macchinari. E infatti il ciclo industriale inizia a ripartire dai beni strumentali, la cui crescita — dovuta per intanto a Transizione 5.0 — si aggiunge «a quella dei settori che hanno sostenuto negli ultimi l’industria italiana come la farmaceutica e l’alimentare».
Se invece guardiamo ad altri settori della nostra specializzazione, al made in Italy dei beni di consumo del bello e benfatto, la domanda è ostacolata anche dalle difficoltà di diversi mercati di sbocco come la Russia, gli Usa per via dei dazi e, più di recente, i Paesi del Medio Oriente. In generale quindi lo spostamento dell’asse della crescita su alcuni settori industriali indica più il cambiamento nella spesa pubblica europea legato a considerazioni politiche che un vero mutamento delle tendenze di fondo dell’economia.
Le tendenze di fondo, secondo De Novellis, delineano ancora uno scenario in cui lo sviluppo è affidato prevalentemente ai servizi. E le dinamiche da osservare con attenzione sono soprattutto due. La prima è quella della trasformazione tecnologica che sta aumentando il peso dei servizi professionali, soprattutto per le imprese e legati all’informatica, che a sua volta sta guidando la trasformazione dell’attività di comparti importanti come il bancario e il commercio.
La seconda dinamica riguarda il turismo, che come ben sappiamo è un contributore decisivo della pur stentata crescita italiana. Si è parlato già in altre occasioni di come i consumi si siano orientati, dopo il Covid, nella ipervalutazione dell’esperienza rispetto al possesso e sicuramente l’industria dei viaggi è riuscita a intercettare meglio di altri comparti questo bisogno del consumatore.
Ref, sempre guardando all’Italia, sottolinea come la crescita dei flussi turistici sia importante soprattutto in alcune aree interne perché contrasta i processi di desertificazione produttiva in corso, ma nelle grandi città rischia di diventare quasi un ostacolo alla crescita a causa degli effetti sul costo della vita. E quindi sulla disponibilità di manodopera e sui livelli salariali necessari per attrarre la forza lavoro.
Anche in questo caso riportando l’attenzione alle cronache economiche spicca il caso dell’Atm di Milano che ha dovuto far fronte a una lunga crisi dei conducenti. E solo di recente ha potuto annunciare di aver assunto 1.100 autisti da gennaio 2025 ad oggi spendendo 4 milioni di euro per il reclutamento e le agevolazioni concesse (welfare rafforzato e contributo agli affitti).