Economia

Crac Evergrande, ergastolo al fondatore del big dell’immobiliare (e multa colossale da 2,35 miliardi): il pugno di ferro di Pechino

Crac Evergrande, ergastolo al fondatore del big dell’immobiliare (e multa colossale da 2,35 miliardi): il pugno di ferro di Pechino

A quasi cinque anni dal default di Evergrande, un tribunale di Shenzhen ha condannato all’ergastolo il fondatore Hui Ka Yan (noto anche come  Xu Jiayin in mandarino) per otto reati finanziari, tra cui frode nella raccolta di capitali, appropriazione indebita, acquisizione illegale di depositi e corruzione. La sentenza dispone anche la perdita a vita dei diritti politici e la confisca di tutti i suoi beni personali.

Evergrande, un tempo il maggior costruttore immobiliare cinese ma anche il più indebitato del mondo, e la sua principale controllata Evergrande Real Estate sono state multate rispettivamente per 8,82 e 7 miliardi di yuan, pari a circa 2,35 miliardi di dollari complessivi. «L’importo in questione è eccezionalmente elevato, le circostanze sono particolarmente gravi e sono state causate perdite economiche straordinariamente ingenti», ha affermato la corte. «Il danno arrecato alla società è estremamente grave. Pertanto, occorre infliggere una pena severa in conformità con la legge».

Hui, 67 anni, si era dichiarato colpevole e espresso pentimento durante il processo celebrato lo scorso aprile. Nel complesso sono state condannate 56 persone per il dissesto del gruppo. Tra loro i due figli del fondatore, Xu Tenghe e Xu Zhijian, dirigenti di Evergrande e altri soggetti coinvolti nella raccolta di denaro. Le pene vanno da 22 mesi a 18 anni di reclusione.

La fotografia diffusa dal tribunale mostra Hui, scomparso dalla vita pubblica dopo l’arresto nel 2023, in camicia blu scuro, fra due agenti e dietro un cartello con la scritta «imputato». È l’ultima immagine di una parabola che ha accompagnato la trasformazione dell’economia cinese: dalla corsa all’urbanizzazione alla crisi di un modello costruito sul debito e sulla convinzione che il prezzo delle case sarebbe salito per sempre.

Nato nel 1958 in una famiglia contadina della provincia dello Henan e cresciuto dalla nonna, Hui lavora per dieci anni come tecnico nell’industria siderurgica, un impiego che lascia nel 1992 per mettersi in proprio. Nel 1996 fonda Evergrande a Guangzhou, proprio mentre accelera il grande esodo della popolazione cinese verso le città. Il gruppo vende appartamenti a prezzi relativamente accessibili, ma finanzia la propria espansione accumulando debiti e utilizzando gli anticipi degli acquirenti per avviare nuovi cantieri.

Nel 2020 Evergrande è un gruppo che vende immobili per circa 100 miliardi di dollari l’anno. Hui, diventato per un periodo del 2017 l’uomo più ricco dell’Asia con un patrimonio salito fino a 45,3 miliardi secondo Forbes, ha intanto trasformato il costruttore in un conglomerato presente nel calcio, nei parchi a tema, nella sanità e nelle auto elettriche. 

Il Guangzhou Evergrande, acquistato dal gruppo nel 2010, vince otto campionati cinesi e due Champions League asiatiche. Dal 2012 al 2014 è  allenato da Marcello Lippi, che ha conquistato tre titoli nazionali consecutivi e nel 2013 ha portato il club alla sua prima Champions asiatica. L’avventura automobilistica, lanciata con l’ambizione di competere con Tesla, assorbe invece miliardi senza arrivare a una produzione su larga scala.

Hui amava rappresentarsi come un «capitalista rosso», arricchito grazie al mercato ma saldamente inserito nelle strutture politiche del Paese. Nel 2012 si presentò a una riunione del Partito comunista con una vistosa cintura dalla fibbia dorata, destinata a diventare uno dei simboli della sua ascesa. Lui stesso attribuiva il proprio successo al Partito e allo Stato cinese.

Dietro quella ricchezza, però i conti nascondono una frode di dimensioni eccezionali. Evergrande contabilizza in anticipo come ricavi le vendite di appartamenti ancora da completare e consegnare. Soltanto nel 2019 e nel 2020 i ricavi sarebbero stati gonfiati per circa 564 miliardi di yuan, quasi 80 miliardi di dollari. 

Il sistema comincia a cedere nel 2020, quando Pechino introduce le «tre linee rosse», limiti destinati a ridurre l’indebitamento dei costruttori. Evergrande, abituata a raccogliere nuovo denaro per pagare debiti, fornitori e cantieri già avviati, perde l’accesso al credito. Nel dicembre 2021 non riesce a rimborsare alcune obbligazioni internazionali e dichiara default: in quel momento ha accumulato passività superiori a 300 miliardi di dollari. 

Il default porta alla luce la fragilità dei conti e apre la strada alle indagini. Nel 2023 Hui viene arrestato; l’anno successivo è multato per 47 milioni di yuan e bandito a vita dai mercati finanziari. Nel gennaio 2024 un tribunale di Hong Kong ordina inoltre la liquidazione di Evergrande, dopo il fallimento dei tentativi di ristrutturazione del debito.

Il default di Evergrande non è l’unica causa della crisi immobiliare cinese, già aperta dalla stretta sul credito e dall’eccesso di abitazioni costruite negli anni precedenti. Ma ne diventa il caso più eclatante, accelerando la perdita di fiducia. Altri grandi costruttori, fra cui Country Garden, non riescono a ripagare i debiti. Migliaia di cantieri si fermarono, mentre molte famiglie continuano a versare le rate dei mutui per appartamenti acquistati sulla carta ma mai terminati.

La procedura di liquidazione del gruppo immobiliare procede lentamente, anche perché oltre il 90% degli attivi si trova nella Cina continentale. I liquidatori hanno cercato inoltre di recuperare circa 6 miliardi di dollari in dividendi e compensi versati negli anni a Hui, all’ex moglie e ad altri dirigenti. Il titolo è stato cancellato dalla Borsa di Hong Kong nell’agosto 2025.

Le conseguenze del crac hanno superato da tempo i confini del gruppo. Prima della crisi, l’immobiliare e le attività collegate rappresentavano circa un quarto dell’economia cinese. Ancora più importante è il loro peso nei bilanci familiari: circa il 70% della ricchezza delle famiglie è legato alle case. La caduta dei prezzi, compresa fra il 20 e il 30% rispetto al picco del 2021, ha quindi impoverito, almeno sulla carta, milioni di proprietari.

L’ergastolo inflitto a Hui trova pochi termini di paragone, ma non è senza precedenti nella storia delle grandi frodi finanziarie. Negli Stati Uniti Bernard Madoff fu condannato nel 2009 a 150 anni di carcere per lo schema Ponzi scoperto durante la crisi finanziaria; Allen Stanford ricevette nel 2012 una pena di 110 anni per una frode da 7 miliardi di dollari. Entrambi i casi esplosero nel clima seguito al tracollo dei mutui subprime. 

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