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Capello: «Scioccato dal Milan, Cardinale caccia tutti senza capire il problema. Sembra di essere alla fiera dell'est»

Capello: «Scioccato dal Milan, Cardinale caccia tutti senza capire il problema. Sembra di essere alla fiera dell'est»

Fabio Capello ha allenato per l’ultima volta in serie A 20 anni fa, Reggina-Juventus 0-2. Ha vinto il campionato nove volte, quattro da giocatore e cinque da allenatore (senza contare i due scudetti con i bianconeri, revocati in seguito a Calciopoli), ma continua a studiarlo con l’entusiasmo di un ragazzino. Ne parla in qualità di opinionista su Sky, ne scrive da editorialista de La Gazzetta dello Sport. Raramente si stupisce, un uomo di calcio come lui ne ha vissute e viste di tutti i colori. Ma davanti alla movimentata rivoluzione del Milan, squadra con cui ha trionfato in Italia e nel mondo, non riesce a farsene una ragione. Annota con stupore, sbuffa, sorride amaro. No, non è proprio d’accordo, per usare un eufemismo.

Via tutti, così ha deciso Cardinale.
«Beh, direi in pieno American style».

Vorrebbe Iraola, ma lui pare non voglia il Milan.
«E perché dovrebbe volerlo? Le sue squadre giocano davvero bene, il Bournemouth è stata una sorpresa fin dall’inizio della Premier League».

E quindi?
«Adesso è come se stesse cantando alla Scala. Allena in Inghilterra, nel torneo più importante di tutti. E lo lascerebbe per cosa? Purtroppo noi non abbiamo più appeal. Invece lui sa benissimo che con un altro anno così positivo e con delle coincidenze favorevoli potrebbe presto ritrovarsi alla guida di un top club in lotta per il titolo in Premier».

E Allegri? Vale ancora un top club?
«Prima di giudicare il suo lavoro o quello eventuale dei nomi che vengono fatti per la sua successione, serve che il Milan costruisca una dirigenza all’altezza».

Intanto Cardinale ha scelto: riparte da Zlatan Ibrahimovic.
«Sì, ma gli altri nomi che sento non mi tranquillizzano, tutt’altro. Leggo di possibili direttori sportivi inglesi o americani quando quelli italiani sono un’assoluta eccellenza. Ma perché? Incredibile. Sembra di essere alla fiera dell’est. Sono scioccato».

Da quali giocatori ripartirebbe?
«Molti di quelli che sono scesi in campo nelle ultime partite li manderei via».

Addirittura?
«Nella prima parte di stagione hanno giocato un calcio quanto meno efficace. Ma se sei al Milan non puoi passare da 100 a 50 nel giro di poche settimane».

Cosa farebbe Capello per guarire il Milan?
«È una domanda difficile a cui rispondere. L’errore più grave è che nessuno è stato in grado di capire il motivo di questo tracollo. Perché nelle prime 25 giornate la squadra ha perso solo una partita e nelle ultime 13 ben sette? Prima di mandare via tutti, bisognava risalire a un perché. Se lo si individua, allora si è a buon punto. Sennò non si possono fare delle scelte, è inutile tagliare teste. O chi arriva è un mago e usa la bacchetta magico o non lo so. Auguri a chiunque verrà nominato».

Alla Juve nessun terremoto invece. Avanti con Spalletti e Comolli.
«E le dirò, sono convinto che sia quella la strada giusta. Evidentemente lì sono tutti consapevoli di ciò che hanno sbagliato. La Champions è sfumata a inizio stagione e alla fine, ma nel mezzo ci sono state diverse cose positive, Con Spalletti sono state gettate delle basi importanti».

E ora?
«Sanno dove mettere le mani, adesso si devono sedere e capire quali sono i giocatori migliori da prendere per rimediare certe lacune. Per la prossima stagione è inutile girarci intorno: niente scuse, la Juve dovrà lottare per lo scudetto».

Conte poteva fare meglio quest’anno?
«Le faccio io una domanda».

Prego.
«Il Napoli nella sua storia ha mai vinto per due anni di fila?».

No.
«Ecco, allora si è già dato la risposta».

Lei però mi dica il perché.
«È una questione di ambiente, non di allenatore. Quando si tratta di ripetersi manca la giusta fame, la rabbia. Conte è stato chiaro quando dopo la brutta sconfitta di Bologna disse che non aveva intenzione di continuare in quel modo. Di accompagnare un morto».

Potrebbe accompagnare la Nazionale verso un Mondiale, finalmente.
«Sì, è l’uomo giusto, in assoluto. Lo chiamerei subito. Ci ha già lavorato, è già consapevole di quello che servirebbe, dei problemi che ci sono, delle difficoltà con cui ogni c.t deve convivere».

Ma adesso è libero anche Guardiola.
«Una fantasia totale, basta parlarne, non scherziamo. Il presidente federale, chiunque sarà, richiami subito Antonio».

Chivu subito campione, lui che aveva solo 13 partite da allenatore in serie A. Se lo aspettava?
«Ha fatto come me al Milan, ha ricostruito l’Inter partendo dalla testa, così che tutti avessero di nuovo fiducia in loro stessi, nelle loro capacità e anche in lui, in quello che diceva».

Come Gasperini alla Roma. L’ha riportata in Champions, i Friedkin non ce l’avevano mai fatta prima.
«È stato anche fortunato. Diciamo che pescare a gennaio un attaccante come Malen, che in 18 partite di campionato ti segna 14 gol aiuta e non poco, ti risolve molti problemi. Certo, sarebbe curioso capire chi l’ha voluto prendere uno così».

Cioè?
«Lui non va d’accordo con Massara, così come non andava d’accordo con Ranieri, con cui il club alla fine ha deciso di separarsi. Ma Malen è arrivato quando Claudio era ancora in società...».

Si parla molto della rivoluzione delle panchine, tante squadre cambieranno in questi giorni e settimane. Come sempre, d’altronde.
«I presidenti vogliono sempre dare le colpe agli allenatore e mai agli acquisti. Poi magari qualche tecnico chiamato in corsa non ha pienamente soddisfatto e questo spinge i club a cambiare. I presidenti italiani conoscono meglio l’ambiente e stanno più attenti. Quelli stranieri invece pensano solo ai costi e reagiscono in maniera più istintiva».

Ma perché pagano sempre gli allenatori?
«Perché si pensa che abbiano la formula magica, che il risultato dipenda solo ed esclusivamente da loro e che bastino le loro intuizioni per far vincere le partite».

E invece?
«Invece se non hai una materia prima di qualità, vai da poche parti. I direttori sportivi parlano troppo e fanno poco. Sanno quello di cui un allenatore ha bisogno ma spesso e volentieri non riescono a metterglielo a disposizione perché non ci sono soldi. E quando ci sono, vengono spesi male».

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