Economia

Panetta (Bankitalia): «Il risparmio si è ridotto e i giovani non hanno possibilità di accumulare per il domani: servono crescita e capacità di generare reddito»

Panetta (Bankitalia): «Il risparmio si è ridotto e i giovani non hanno possibilità di accumulare per il domani: servono crescita e capacità di generare reddito»

Il risparmio in Italia si è ridotto e chi, come le nuove generazioni, ne avrebbe più necessità, non riesce a farlo. Il rimedio dunque è uno solo: crescere e generare reddito. Il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, indica la via per sostenere lo sviluppo di domani. L’occasione è il palco della della 102esima Giornata Mondiale del Risparmio a Roma, che al Salone delle Fontane ha riunito il padrone di casa, Giovanni Azzone numero uno di Acri, con il presidente di Ipsos, Nando Pagnoncelli, il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli e il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.

«Il flusso di risparmio delle famiglie si è ridotto nel tempo, e chi più avrebbe bisogno di accumulare – i giovani – ha meno possibilità di farlo», osserva il vertice di Via Nazionale, sottolineando la crucialità di un tema per il benessere futuro di una società che invecchia, in cui la previdenza complementare dovrà sempre più integrare la pensione pubblica. «Il calo del risparmio registrato dal 2000 è dovuto al ristagno dei redditi e alla minore propensione ad accumulare», sottolinea Panetta, con quest’ultima motivazione dovuta a ragioni finanziarie e demografiche. Il calo dei tassi di interesse reali dopo l’avvio della moneta unica ha ridotto infatti l’incentivo a risparmiare mentre il più facile accesso al credito ha reso meno necessario accantonare risorse per spese importanti, come l’acquisto della casa. Inoltre è salita la quota delle famiglie di anziani, che tendono a risparmiare meno.

«I giovani, che più ne avrebbero bisogno, ricorrono meno alla previdenza complementare e faticano a versare con continuità. La ragione principale sta nelle condizioni di lavoro e di reddito – chiosa il governatore -. La quota degli occupati fino a 34 anni con un impiego temporaneo, a tempo parziale involontario o parasubordinato si è fortemente ridotta negli ultimi anni, ma resta elevata, oltre uno su dieci percepisce un reddito basso-. Le difficoltà sono maggiori per le giovani donne, la cui partecipazione al mercato del lavoro è frenata anche dal peso dei carichi familiari».

Ecco perché per l’inquilino di Palazzo Koch, «per le nuove generazioni la risposta di fondo è la crescita, capace di rendere stabili i percorsi lavorativi e di accrescere i redditi: senza continuità contributiva, nessuno strumento previdenziale può essere pienamente efficace».

Panetta poi è più specifico nell’illustrare la sua soluzione. Secondo lui la previdenza complementare può fare di più per i giovani. «Occorre anzitutto aumentare il numero degli iscritti: il meccanismo di adesione automatica, rafforzato dall’ultima legge di bilancio, va in questa direzione.

Va inoltre favorita la partecipazione dei risparmiatori ai mercati finanziari, con un’ottica di lungo periodo». E qui una lode va alla recente proposta del presidente Inps, Gabriele Fava, che suggerisce un libretto di risparmio previdenziale alimentato dallo Stato fin dalla nascita, con un versamento ipotizzato di almeno mille euro l’anno; e l’istituzione di un fondo per la natalità da parte del governo.

Anche l’educazione finanziaria ha un ruolo essenziale, dato che «le scelte previdenziali – quanto versare, a quale fondo aderire e come percepire la prestazione finale – impegnano per decenni e richiedono piena consapevolezza», dice il governatore. Infine occorre migliorare i rendimenti netti del risparmio su orizzonti lunghi, «decisivi per chi è all’inizio della vita lavorativa». Molti fondi di previdenza complementare – rileva Panetta - sono ancora di piccole dimensioni e per alcune forme i costi a carico degli iscritti restano elevati24: è auspicabile un ulteriore consolidamento.

L’economia europea sta mostrando, come quella italiana, una tenuta superiore alle attese, è l’analisi del vertice di Via Nazionale. «Le prospettive sono però offuscate dallo shock energetico, oltre che dai rischi geopolitici e dalle tensioni finanziarie; gli effetti dell’inflazione e dei maggiori costi di finanziamento potrebbero acuirsi nei prossimi mesi – dice Panetta -. In questo quadro il compito della politica economica è più complesso. Restano ferme due esigenze fondamentali: garantire la stabilità dei prezzi e mantenere una politica di bilancio prudente. Sono forme indispensabili di tutela del risparmio». Risparmio che l’Europa deve imparare a canalizzare in innovazione, poiché mancano intermediari specializzati, mercati dei capitali sviluppati e opportunità di investimento adeguate.

Alla Giornata Mondiale del Risparmio ha preso la parola anche Giovanni Azzone, numero uno dell’Acri, rilevando come le fondazioni bancarie siano rimaste «sorprese» dall'aumento fiscale contenuto nella Manovra che «sembra essere fra i 60 e i 70 milioni di euro», una somma «che sembra modesta per il bilancio dello Stato» ma che si traduce nella rinuncia a progetti di filantropia degli enti «per 20mila ragazzi Neet (che non lavorono nè studiano) o di autonomia per 2000 persone disabili». Azzone si aspetta «eventuali prese di posizione di soggetti che avranno la riduzione dei benefici». Inoltre le fondazioni sono state «colpite due volte» dalla Manovra del governo sia attraverso l'esborso straordinario di 5 miliardi alle banche di cui sono azioniste, sia per l'aumento dell'Ires (o minore deduzione) specifico per gli enti fino a 70 milioni di euro. «Non mi metto a discutere dell'ammontare» della legge di bilancio «è una scelta politica del governo che si assume la sua responsabilità» ma è «una situazione un po' strana, lamenta Azzone: «gli azionisti internazionali delle banche sono stati colpiti» attraverso la riduzione dei dividendi causata dal contributo sulle banche mentre, oltre al calo delle cedole, «anche con un provvedimento specifico che ci equipara ai servizi finanziari». «Io vengo da un periodo in cui le fondazioni rappresentano la stabilità» nel settore bancario definito «rilevante e strategico» e ora «sembra che ci sia un segnale che rende meno strategico per il paese la presenza delle fondaizoni nell'azionariato delle banche» ha concluso

30 ott 2026 | 11:21

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